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Il Pozzo di San Patrizio ad Orvieto

Pubblicato: 26/02/2011

by Ciro Artale

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Chi va ad Orvieto forse lo fa per vedere l’impareggiabile Duomo e i suoi palazzi o per le testimonianze etrusche e romane, ma una sosta è d’obbligo: il pozzo di San Patrizio.

Il Pozzo fu costruito a partire dal 1527, anno in cui, in seguito alla discesa dei Lanzichenecchi e il sacco di Roma, papa Clemente VII si rifugiò ad Orvieto.

Il Pontefice, temendo l’assedio della città, ordinò di costruire pozzi e cisterne per assicurare ai suoi abitanti un'autonomia idrica in caso di invasione.

Il più importante doveva essere quello a servizio della Rocca; il progetto fu affidato ad un architetto di fiducia del Papa, Antonio da Sangallo il Giovane, che concepì il Pozzo su una struttura a doppia elica che permettesse di raggiungere le sorgenti a oltre 50 metri di profondità e di trasportare in superficie l'acqua senza che animali da soma e uomini si intralciassero nella fase di discesa e risalita; infatti, raggiunto facilmente il fondo, si procedeva alle operazioni di riempimento e, attraversato il ponte di legno collocato sopra il livello dell’acqua, si risaliva dalla parte opposta senza intralciare chi scendeva.

Il pozzo si trova ai piedi della rupe, in corrispondenza delle fonti di San Zeno ed è stato realizzato scavando nel tufo dell'altopiano della valle tiberina, dove sorge Orvieto.

I lavori terminarono nel 1537, sotto il pontificato di Paolo III Farnese; fu lui a richiedere la collocazione dei gigli (simbolo del suo casato) sulla fascia in pietra che fa da corona alla struttura esterna del pozzo; sul lato est si trova invece una lapide con l’iscrizione: “QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADJECIT” (ciò che natura non ha dato procurò l'industria; cioè l’intervento dell’uomo procurò l’acqua dove la natura non aveva disposto).

 

La Rocca dove si trova il pozzo è una fortezza, costruita nel 1364 da Ugolino di Montemarte per volere del cardinale Albornoz.

Oggi appare come un affascinante giardino pubblico e della fortezza (trasformata più volte fino ad essere distrutta nell’ottocento) rimangono un torrione circolare, le vecchie mura e tre imponenti porte tra le quali porta Soliana (detta anche Postierla o della Rocca) che fa da maestoso ingresso all’area.

L’accesso del pozzo si trova su di una terrazza naturale dalla quale si gode un bellissimo paesaggio.

 

Capolavoro di ingegneria, si tratta di una struttura a sezione circolare che dall’esterno si presenta come un edificio cilindrico in pietra viva largo circa 13,40 metri alto circa 5 con copertura concava e due accessi opposti, costituiti da alti portoni ad arco che permettono di accedere alle due scale elicoidali sovrapposte, sfalsate ed indipendenti.

Ogni scala conta 248 scalini, per una profondità di quasi 62 metri; il Pozzo è illuminato da 70 finestre da cui è possibile affacciarsi sul fondo dello stesso.

  Alcuni dati:

          profondità: 58,44 metri

          altezza camera esterna: 4,74 metri

          diametro: 13 metri

          parte scavata nel masso: 27,37 metri

          parte costruita in muratura: 26,33 metri

          profondità acqua: 2,75 metri

          diametro del pozzo: 4,70 metri

          diametro esterno delle scale: 9,07 metri

          scalini: 248

          finestroni: 70.

 

Forse per l'atmosfera magica o per imitazione di altre fontane, capita che i turisti vi gettino monetine con la speranza di tornarvi.

 

Il nome del Pozzo non ha alcun'attinenza con la storia o i personaggi del luogo; probabilmente il nome di San Patrizio lo deve alla somiglianza con un pozzo che si trova in una piccola isola dell’Irlanda.

Secondo una leggenda medioevale questo pozzo era in realtà una caverna molto profonda dove San Patrizio era solito ritirarsi in preghiera; si racconta che fu Gesù ad indicare la caverna al santo per far vincere l’incredulità dei fedeli che non credevano affatto alle pene dell’aldilà: bisognava superare una serie di prove per raggiungere il fondo, cosa che permetteva di ottenere la remissione dei peccati e l’accesso prima a un luogo di delizie e infine al Paradiso.

La particolare struttura del pozzo di Orvieto offre la perfetta ambientazione per storie di questo genere, ecco che anche il nome legato alla leggenda è stato presto associato allo stesso.