Acquedolci e la Grotta di San Teodoro

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Il territorio di Acquedolci, non molto esteso, è racchiuso tra antichi monti e ampie fiumare; il centro abitato è situato ai piedi del monte Vecchio (o San Fratello) e di pizzo Castellaro, su un pianoro ampio e verdeggiante che degrada dolcemente verso il mare proprio di fronte alle isole Eolie.

L’abitato si è sviluppato negli anni 20 a seguito della frana di San Fratello (comune di cui Acquedolci fu frazione fino al 1969), grazie al primo piano regolatore generale fortemente voluto dal generale Antonino Di Giorgio (deputato nazionale e ministro della guerra) che seguì la nascita del paese giardino come un padre fa con un figlio, impreziosito da piazze e spaziose aree verdi.

Furono costruiti in quel periodo l’acquedotto, la rete fognaria, il cimitero e numerosi alloggi popolari (i padiglioni), alcune abitazione nobiliari e tutti gli edifici pubblici, monumentale testimonianza, seppur con i segni del tempo, dell’architettura fascista e antesignana delle città di fondazione.

Questo territorio ha una storia antichissima, testimoniata da importanti e numerosi ritrovamenti paleolitici (rinvenuti negli ultimi 150 anni grazie a campagne di scavo tenute da eminenti studiosi) in un vero e proprio museo all’aperto che si estende sulle antiche paludi alle pendici del pizzo Castellaro, dove si affaccia la Grotta di San Teodoro, splendida e ampia cavità che si apre sulla parete dell’alta falesia calcarea. Qui sono stati rinvenuti innumerevoli resti ossei di fauna quaternaria (elefanti e ippopotami nani, iene, cervi, cinghiali, orsi, asini ) fossili di 200.000 anni, manufatti litici e antichissime inumazioni risalenti a 11.000 anni fa. Questo enorme patrimonio è oggi custodito in prestigiosi musei siciliani e italiani, ma oltre alla parte lasciata appositamente nelle trincee all’aperto, visitabili in luogo, alcuni sono esposti in un antiquarium comunale dal quale è consigliabile partire per le visite guidate.

Le notizie storiche sull’abitato risalgono sino a Plinio il Vecchio, Cicerone e Diodoro Siculo, quando sulla costa sorgeva uno scaro (carricatorum) e lungo la consolare Pompea (sul tracciato della linea ferrata) si svilupparono nel tempo fiorenti attività: mulini ad acqua, trappeti per la canna da zucchero, una taverna e una stazione per il cambio dei cavalli, una gualchiera per la lavorazione della lana.

Ai primi del 1400 il re Martino fece edificare una torre che nel XV secolo fu fortificata per far parte del sistema di torri di avvistamento voluto da Carlo V, a protezione della costa e di un fondaco con osteria attorno alla quale nacque un borgo, il primo nucleo della marina delle acque dolci, nome che ha conservato fino ai giorni nostri.

Successivamente la torre fu inglobata in una complessa struttura che famiglie importanti del regno di Spagna eressero nel XVII secolo, quando fu trasformata in dimora feudale con una splendida facciata barocca e annessa chiesa di San Giuseppe. L’incuria e l’indifferenza di tutti hanno ridotto l’intero complesso in rovine, e, dopo tante vicissitudini, solo negli ultimi anni l’acquisto da parte del Comune ha permesso l’inizio del recupero che potrebbe riconsegnare ad Acquedolci la sua storia.

Raggiungere Acquedolci è molto semplice e da Acquedolci altrettanto facilmente è possibile raggiungere tutti i luoghi più significativi del territorio che ricade nel Parco dei Nebrodi; il paese offre ospitalità, buona cucina, possibilità di relax e vacanze e, in occasione del rinomato Carnevale (manifestazione con solida tradizione) anche allegro divertimento al seguito dei carri allegorici.