Ficarra e il suo territorio

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Ficarra sorge sui monti Nebrodi, a 450 m s.l.m. in mezzo a boschi di ulivi e noccioli.

Il territorio è diviso su tre colline: in quella sud-occidentale vi è il centro (che a sua volta è sormontato dalla collina del convento, da quella della chiesa madre e da quella della fortezza carceraria). In quella a centrale le contrade di Serro, Crocevia e Pietra della Zita, in quella nord-orientale Matini. A nord, in pianura, vi sono Rinella, San Noto, Sauro.
Le tre colline sono divise da due valli in cui scorrevano il torrente di Brolo e un suo affluente.
La valle sud-occidentale, che divide il territorio di Ficarra da quello di Naso e Sinagra, è invece solcata dal torrente Naso (o Timeto).

Le origini di Ficarra si perdono nel tempo. Nelle località di “Pallisa” e “Strummo” non è difficile imbattersi in piccoli frammenti di terracotta del periodo Greco affioranti dal terreno.
L’attuale localizzazione ebbe origine, quasi certamente, in epoca Bizantina e a testimonianza della cultura arabo-normanna rimangono gli archi a sesto acuto della cripta della chiesa Madre.

In epoca normanna Ficarra fu possedimento del regio demanio e governata da Alchiero di Ficarra in qualià di stratigoto e sotto gli Angioini fu possedimento di Macalda Scaletta, moglie di Alaimo da Lentini.

La prima notizia della esistenza di questo agglomerato urbano di chiara origine medievale, e dell’odierno nome, risalgono a un diploma del Conte Ruggero Normanno del 1082.

Nel 1198 Ficarra viene citata nel registro della chiesa di Messina come un comune in cui sorge una fortezza costruita nel periodo Saraceno, dal che si puo’ dedurre che in un periodo pre-normanno il nostro paese sia stato un piccolo borgo arabo.

Dalle numerose tracce che é possibile riscontrare di questo periodo arabo-saraceno, la più importante ci informa del nome stesso di Ficarra assimilabile, etimologicamente, all’arabo “Fakhàr” (glorioso).

Con la conquista normanna la Sicilia fu trasformata in un territorio di gigantesche baronie e contee e, secondo la descrizione dei quaderni di Re Ruggero, Ficarra divenne un feudo baronale .

Ai normanni subentrarono gli Svevi. Il primo barone di Ficarra del periodo svevo di cui si hanno notizie fu Guglielmo Amico. Gli succedette la baronessa Macalda Scaletta sotto il cui dominio Ficarra conobbe uno dei periodi più “oscuri” della sua storia in quanto la baronessa esercito’ il suo potere attraverso la corruzione e la disonestà.

Sotto il regno di Pietro D’Aragona Macalda fu imprigionata e la baronia di Ficarra passò a Don Ruggero di Lauria conoscendo un lungo periodo d’oro.

Ai Lauria succedette l’illustre famiglia dei Lancia e da questo nuovo cambio di vertice Ficarra non ricavo’ modifiche sostanziali continuando ad essere una quieta dimora per i nuovi padroni così come lo era stata per i vecchi.

L’attività economica principale era, come oggi, l’agricoltura ma assai diffuso fu anche l’allevamento del baco da seta.

La baronia di Ficarra fu venduta in un’asta pubblica nel 1738.

Le tante famiglie nobiliari nel tempo qui risiedute hanno lasciato in eredità a Ficarra signorili dimore che ancora oggi conservano l’antica dignità.