Mistretta e la sua storia

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Mistretta è sita su un colle a circa mille metri sul livello del mare, nei boscosi monti Nebrodi occidentali.

Molti storici hanno cercato di risalire alla nascita della città interpretando gli antichi toponimi Am’Asthtart (popolo di Astarte) o MeteAsthart (uomini di Astarte), che avrebbero potuto indicare la stessa città divenuta in epoca greca, Amestratos, e successivamente Mytistraton

Nonostante tutto, Mistretta, è ancora inesplorata, dal punto di vista archeologico, anche se tante sono le civiltà che hanno lasciato testimonianze del loro passaggio visibili all’interno del centro storico.

Difatti, camminando tra le sue vie è come fare un viaggio nel tempo, un tuffo nel passato riscoprendo monumenti, case, opere d’arte, che conservano ancora un aspetto atavico.

La Rocca è il punto più alto e ospita i ruderi di un castello arabo-normanno che domina la città; è stato il primo fulcro del paese, la fortificazione da cui discende il primo nucleo urbano, una tela di stradine tortuose e acciottolate che scivolano giù lungo la vetta stretta da abitazioni piccole dai tetti muschiosi e rossicci.

La leggenda narra che la città fu fondata dai Ciclopi, antichi abitanti della Sicilia, anche se alcuni storici affermano che siano stati i Fenici a fondarla, ma è possibile che le sue origini risalgano ai Sicani, primo popolo che ha abitato la Sicilia insieme ai Siculi, come testimoniano le antiche costruzioni in pietra e gli oggetti di ceramica ritrovati nel territorio circostante alla città.

In epoca bizantina Mistretta era un centro di grande rilevanza, con due conventi basiliani: Santa Maria della Scala e Santa Maria del Vocante, tre chiese di rito greco per i bisogni spirituali della vasta comunità.

Decisiva fu la dominazione Araba per la cultura mistrettese sia per il dialetto sia per gli usi, i costumi, la caratteristica struttura viaria, la conformazione urbanistica intorno al Castello.

Il centro dell’amministrazione era all’epoca la cosiddetta “rabbica”.

La fortezza, espugnata dai Normanni nel 1082, vennero costruite le mura difensive a protezione dell’abitato, aperte ad oriente ed occidente, rispettivamente Porta Messina e Porta Palermo.
A questo periodo derivano le prime notizie relative alla Chiesa Madre: un documento del 1170 parla della prima struttura dell’edificio, donata dal Vescovo di Cefalù a uno dei suoi canonici.
La città fu insignita del titolo di “Città imperiale” da Federico II di Svevia, in questo periodo nacque l’attuale stemma della città che raffigurante un’aquila, simbolo di potenza, ed una croce simbolo di redenzione.

L’occupazione angioina fu una vera e propria dominazione militare.

La città insorse nel 1282 (rivolta dei Vespri Siciliani) contro i Francesi che la sottopoponevano a forti prelievi fiscali,
Con l’avvento degli Aragonesi Mistretta si autogovernò ed iniziò un periodo di floridezza economica.
La cittadina cominciò ad espandersi fuori le mura mentre prosperavano le attività economiche.

Il periodo di maggiore rilevanza fu comunque il Sette-ottocento, quando una ricca borghesia si affermò e rifiorirono una serie di attività artigianali: la lavorazione del ferro, del legno, l’allevamento e il commercio.
La città riacquistò l’antica importanza e divenne il punto di riferimento commerciale e culturale per tutti i centri vicini.
Mistretta fu abbellita, ampliata e furono costruiti nuovi palazzi, un poderoso riassetto urbanistico fu messo in opera, abbellite le chiese con numerose opere d’arte.